Cittadinanza, la scuola fa l’appello “Un voto per i nostri studenti”
la Repubblica, Bologna, 25 maggio 2025
Presidi e prof, con il terzo settore, per il Sì’ al quesito che accorcia i tempi: “Stranieri che vanno riconosciuti come italiani” di Emanuela Giampaoli
Sono presidi, insegnanti, docenti, personalità attive nel terzo settore, nella società civile, nella formazione. Una cinquantina in prima battuta per lanciare un appello per il referendum dell’8 e 9 giugno 2025 invitando tutti a votare Sì al quesito sulla cittadinanza. Tra i promotori Roberto Fiorni preside del Mattei, Antonia Grasselli, insegnante delle superiori in pensione insieme ai docenti universitari Rolando Dondarini e Beatrice Borghi che da più di vent’anni organizzano il Festival della Storia. «Nel silenzio assordante sul referendum – spiega Fiorini – ci sembrava che il quesito sulla cittadinanza rischiasse di restare ancora più schiacciato di quello sul lavoro. Per noi che questi ragazzi li vediamo a scuola crescere sempre più è davvero fondamentale. Anche perché la mancanza della cittadinanza, specie intorno ai 16 anni, non facilita l’integrazione. Vogliamo vengano riconosciuti doveri e diritti».
Parte da qui l’appello a non disertare le urne e a votare Sì alla modifica dell’art. 5 della legge n.91/1992 per consentire la riduzione da 10 a 5 anni della permanenza in Italia necessaria per ottenere la cittadinanza e trasmetterla ai figli minorenni. Una modifica «che mira ad allineare la legislazione italiana a quella della maggior parte dei paesi europei» scrivono i promotori del testo. Ricordando come i circa 5.300.000 stranieri regolarmente residenti in Italia sono «persone che lavorano, producono reddito, concorrono ad alimentare il nostro sistema previdenziale, studiano, consumano, si sposano e hanno figli. Sono soprattutto giovani, che non si percepiscono come “stranieri figli di stranieri”, ma come italiani». Eppure, per loro diventare cittadini italiani è lungo, complicato, difficile.
«Ai 10 anni di residenza attualmente richiesti, uno dei più alti d’Europa, ne vanno aggiunti altri 3 di attesa della sua accettazione» continua il documento. Anni in cui ragazze e ragazzi stranieri non possono prendere parte a percorsi di studio all’estero, rappresentare l’Italia nelle competizioni sportive, accedere a borse di studio e mutui, partecipare ai concorsi pubblici, oltre che, naturalmente, esercitare il diritto di voto. «Per noi taliani, il Sì al Referendum per la cittadinanza – prosegue l’appello – rappresenta non solo una presa di posizione contro queste evidenti forma di discriminazione, ma, molto di più, il riconoscimento della funzione fondamentale ed insostituibile che le nuove generazioni esercitano nella costruzione della società italiana del futuro» sottolineando che «la rappresentazione degli “stranieri come problema” o come gruppo vulnerabile bisognoso di aiuto, sia una visione superficiale e deformata della realtà, che non tiene conto che essi sono una speranza di futuro anche per noi, proprio nella volontà di impegnarsi nello studio, nel lavoro, nella partecipazione: nel loro desiderio di protagonismo». Tra i firmatari i presidi di Fermi e Sabin, Fulvio Buonomo e Rossella Fabbri, l’ex provveditore della Regione Stefano Versari, la direttrice dell’Ufficio diocesano suor Chiara Cavazza, Angelo Paletta, direttore del dipartimento di scienza aziendali dell’Alma Mater, Andrea Babbi, Luca Alessandrini, Beatrice Draghetti, Marco Tamarri.
