
Cittadinanza, perché?
Evento promosso il 6 giugno 2025 da Incontri esistenziali presso l’Auditorium di Illumia (via De Carracci, 69/2 Bologna).
Sono intervenuti Gian Carlo Blangiardo, Presidente della Fondazione ISMU, Francesco Medico, ricercatore in diritto costituzionale (UNIBO), Insaf Dimassi, dottoranda in Scienze Politiche e sociali (UNIBO), Mauro Magatti, sociologo (Università Cattolica del Sacro Cuore), Kejsi Hodo, a rappresentanza del Comitato del Referendum per la cittadinanza. Intervento conclusivo di Antonia Grasselli.
Intervento conclusivo di Antonia Grasselli
Ho proposto questo tema ad Incontro Esistenziale perché ritengo fondamentale parlare del Referendum per la Cittadinanza, dal momento che non c’è stata la possibilità di discuterne in pubblici dibattiti. Le motivazioni date dai politici che si oppongono alla modifica della legge indicata dal quesito referendario sono estremamente scarse e le loro argomentazioni inesistenti. Non posso accettare questa situazione sia per me, come italiana, ma principalmente per tutti quei miei compagni di viaggio con i quali mi sono trovata a condividere la vita in questi ultimi anni. Come italiana non posso accettare la prassi seguita da questa classe politica che elude il confronto su questioni così importanti quali la cittadinanza, che, come si diceva questa sera, è una questione prepolitica, in quanto riguarda la nostra vita e il nostro modo di vivere.
In questi anni di coinvolgimento con la situazione degli “stranieri” ho maturato alcune convinzioni. La prima e fondamentale è che è necessario coinvolgersi personalmente e in modo diretto, perché questo è l’unico modo per individuare dei criteri di scelta e capire quali sono le priorità. Le problematiche sono tutte molto complesse, presentano vari aspetti e alla fine per prendere posizione e operare delle scelte occorre aver messo a fuoco criteri e priorità. Senza operare delle scelte non si vive da protagonisti.
Il coinvolgimento in termini cristiani si chiama “farsi prossimo”. Diventare prossimi agli altri è un modo di essere che cambia la vita, perché scialba è la vita di una persona che non è prossima a nessuno.
Avvenire domenica scorsa 3 giugno ha pubblicato un’intervista a don Marco Pagniello direttore della Caritas italiana, che ritengo fondamentale non solo per l’analisi e la proposta di voto che condivido (votare SÌ), ma anche per il percorso che ha portato a questa valutazione. La Caritas con i suoi centri di ascolto e di accoglienza in tutta Italia si è fatta prossima alle persone e alle situazioni, ha acquisito una conoscenza diretta di migliaia e migliaia di storie come quelle ascoltate questa sera.
Per tali motivazioni la mia posizione è agli antipodi di quella astensionistica proposta da alcuni partiti.
Ho maturato anche un’altra convinzione che ritengo più importante, cioè il fatto che ogni scelta comporta inevitabilmente un rischio personale. Anche se si riuscisse a fare una panoramica completa al 99% di tutti i fattori in gioco, questa non potrebbe togliere tutti i margini di rischio, perché il rischio è connesso innanzitutto col fatto di mettersi in gioco. Operando una scelta rischio la mia responsabilità.
Lavorando per il Referendum mi sono accorta di aver fatto una scelta “drammatica”. Perché? Questa scelta per il SÌ (se avessi optato per l’astensione non avrei fatto questa esperienza) mi ha fatto stare davanti al dramma dell’esistenza mia e degli altri, avendola davanti agli occhi tutti i giorni. Poi mi ha portato a stringere un patto di fratellanza con queste persone che sono svantaggiate e penalizzate fortemente dalla nostra legislazione sulla cittadinanza. Vivo oggi questa vicinanza, che rimarrà domani, qualunque sarà il risultato del Referendum, proprio per questo patto di fratellanza. Infine, mi ha fatto accettare il rischio connesso ad una presa di posizione di cui mi sono assunta la responsabilità.
La questione della scelta è fondamentale. L’astensione è un dire NO senza scegliere. È una posizione esistenziale che precede l’esercizio del voto. Se uno è onesto, riconosce nella sua coscienza la presenza costante della tentazione di non farsi coinvolgere, di non correre rischi a livello personale. Se invece mi coinvolgo con persone e situazioni, corro dei rischi (quello di sbagliare, ad esempio), soprattutto quello di operare una scelta. Devo scegliere per la possibilità di bene che intravvedo ora.
